
Robot, Intelligenza Artificiale e sport: come cambieranno allenamento e tutela dell’atleta
- Mentale.net
- 7 giorni fa
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Lo sport del futuro non sarà fatto soltanto di atleti, allenatori e preparatori. Robotica, Intelligenza Artificiale, sensori, wearable e sistemi predittivi stanno progressivamente entrando nella preparazione sportiva.
Non si tratta necessariamente di sostituire l’allenatore. Al contrario, la tecnologia può aumentare enormemente la quantità e la qualità delle informazioni disponibili, lasciando alla persona la decisione finale.
Il cambiamento, però, apre una seconda questione altrettanto importante: chi protegge l’atleta quando prestazioni, condizioni fisiche, immagini, comportamenti e perfino fragilità diventano dati?
Tecnologia e comunicazione sportiva dovranno quindi evolvere insieme.
Dal preparatore al sistema integrato uomo-macchina
Un atleta produce continuamente informazioni.
Velocità, accelerazione, frequenza cardiaca, qualità del movimento, forza, recupero, sonno, carico di lavoro e numerosi altri parametri possono essere raccolti attraverso dispositivi e sensori.
L’Intelligenza Artificiale permette di elaborare queste informazioni molto più rapidamente rispetto al passato.
La robotica aggiunge un ulteriore livello: macchine e dispositivi possono assistere l’allenamento, riprodurre determinati movimenti, creare resistenze controllate, supportare la riabilitazione o consentire la ripetizione estremamente precisa di un gesto.
Il Comitato Olimpico Internazionale ha già riconosciuto questa trasformazione attraverso la propria Olympic AI Agenda, individuando applicazioni dell’IA che comprendono performance degli atleti, identificazione dei talenti, arbitraggio, progettazione delle attrezzature, organizzazione delle competizioni e safeguarding. (IOC Newsroom)
L’allenamento diventa sempre più personalizzato
Il vero salto qualitativo potrebbe essere rappresentato dalla personalizzazione.
Il tradizionale programma di allenamento viene costruito sulla base delle caratteristiche dell’atleta e dell’esperienza dello staff.
Con l’IA diventa possibile aggiungere un flusso continuo di informazioni.
Il sistema può confrontare la prestazione di oggi con centinaia di sessioni precedenti e individuare variazioni difficilmente percepibili dall’occhio umano.
Potremmo quindi passare progressivamente dal concetto di:
“programma di allenamento settimanale”
a quello di:
“allenamento dinamico continuamente adattato all’atleta”.
Il preparatore mantiene la propria centralità, ma dispone di una sorta di gemello digitale della prestazione, costruito attraverso i dati.
Robot e prevenzione degli infortuni
Uno degli ambiti più interessanti è la prevenzione.
Un sistema intelligente potrebbe rilevare piccole modificazioni nella biomeccanica del movimento, nell’appoggio, nella distribuzione della forza o nella velocità di esecuzione.
Singolarmente potrebbero sembrare irrilevanti.
Analizzate insieme alla storia dell’atleta, al carico di allenamento e agli altri parametri disponibili, potrebbero invece rappresentare un segnale da approfondire.
Questo non significa che un algoritmo possa prevedere con certezza un infortunio.
Significa piuttosto utilizzare la tecnologia come sistema di supporto alla decisione di allenatori, preparatori e professionisti sanitari, senza trasformare una correlazione statistica in una diagnosi automatica.
Ma di chi sono tutti questi dati?
È qui che il tema sportivo incontra quello giuridico.
Più aumenta la capacità di misurare l’atleta, maggiore diventa la quantità di informazioni che lo riguardano.
E alcune possono essere estremamente delicate.
Pensiamo non soltanto ai dati anagrafici, ma a parametri fisiologici, informazioni sulla salute, immagini, video, dati biometrici, localizzazione, abitudini, recupero e informazioni relative alla prestazione.
La questione diventa ancora più importante quando tali informazioni vengono condivise tra atleta, società, federazione, preparatori, sponsor, piattaforme tecnologiche e fornitori di sistemi di IA.
La trasformazione digitale dello sport deve quindi essere accompagnata da una vera data governance dell’atleta.
Il rischio dell’“atleta trasparente”
Esiste infatti un confine che lo sport dovrebbe evitare di superare.
La tecnologia può conoscere sempre di più dell’atleta.
Ma non tutto ciò che può essere misurato deve necessariamente essere comunicato.
Una flessione della prestazione, un problema fisico, un periodo di recupero insufficiente o un dato rilevato durante l’allenamento potrebbero avere conseguenze sulla carriera, sui rapporti contrattuali, sugli sponsor o sulla percezione pubblica dell’atleta.
Il rischio è creare quello che potremmo definire “atleta trasparente”: una persona della quale società e sistemi digitali conoscono quasi tutto e sulla quale vengono costruite valutazioni sempre più automatizzate.
La tutela dell’atleta passa quindi anche dalla capacità di stabilire chi può conoscere cosa e per quale finalità.
Anche la comunicazione sportiva deve cambiare
C’è poi un secondo grande tema: la comunicazione.
Un atleta oggi non comunica soltanto attraverso un’intervista.
Comunica continuamente attraverso Instagram, TikTok, X, YouTube, fotografie, video, sponsor, società sportive e media.
A questo si aggiungono strumenti di IA generativa capaci di creare immagini, video, voci e contenuti estremamente realistici.
L’immagine dell’atleta diventa quindi contemporaneamente persona, reputazione e asset economico.
Per questo la comunicazione non dovrebbe più essere gestita esclusivamente in termini di visibilità.
Occorre passare dalla semplice social media strategy a una vera strategia di tutela dell’identità digitale dell’atleta.
Deepfake, reputazione e manipolazione
La diffusione dell’IA generativa rende sempre più semplice produrre contenuti nei quali un atleta sembra dire o fare qualcosa che non ha mai detto o fatto.
Una falsa dichiarazione può diventare virale prima ancora che venga smentita.
Una voce clonata può essere utilizzata per creare un falso messaggio.
Un’immagine artificiale può essere associata a uno sponsor, a una posizione personale o a un comportamento inesistente.
Il problema, quindi, non è soltanto rimuovere il contenuto dopo la pubblicazione.
Le società sportive dovrebbero sviluppare protocolli preventivi e procedure di crisis communication, stabilendo in anticipo come verificare un contenuto, chi interviene, attraverso quali canali viene pubblicata una smentita e come vengono raccolte le prove digitali necessarie alla tutela giuridica.
L’IA può però diventare anche uno strumento di protezione
La stessa tecnologia può essere utilizzata in senso opposto.
Durante Parigi 2024, il sistema utilizzato nell’ambito olimpico per contrastare gli abusi online ha analizzato circa 2,4 milioni di post e commenti, identificandone oltre 152.000 per ulteriori verifiche e offrendo supporto a centinaia di atleti e funzionari. (Biblioteca Olimpica)
È un esempio importante.
L’Intelligenza Artificiale può essere utilizzata non soltanto per aumentare la performance, ma anche per proteggere chi pratica sport.
Monitoraggio degli abusi online, individuazione di campagne coordinate, analisi delle minacce e gestione tempestiva delle crisi reputazionali possono diventare componenti della tutela dell’atleta.
Serve una nuova governance sportiva
La società sportiva del futuro avrà quindi bisogno di competenze che fino a pochi anni fa sembravano estranee allo sport.
Preparazione atletica e tecnologia dovranno dialogare con privacy, cybersecurity, diritto dell’immagine, comunicazione, proprietà intellettuale e AI governance.
Un possibile modello organizzativo dovrebbe distinguere chiaramente almeno questi ambiti:
performance, stabilendo quali tecnologie possono essere utilizzate per allenamento e analisi;
dati, definendo raccolta, accesso, conservazione e condivisione delle informazioni;
IA, individuando strumenti autorizzati e modalità di supervisione umana;
comunicazione, disciplinando immagini, social, contenuti generati artificialmente e rapporti con sponsor e media;
tutela reputazionale, predisponendo procedure contro deepfake, impersonificazione, molestie e crisi digitali;
persona, mantenendo sempre l’atleta al centro delle decisioni che lo riguardano.
Tecnologia sì, ma senza trasformare l’atleta in un algoritmo
La vera innovazione non sarà utilizzare più tecnologia possibile.
Sarà utilizzarla meglio.
Robot e Intelligenza Artificiale potranno aiutare un atleta ad allenarsi in maniera più precisa, comprendere meglio il proprio corpo, personalizzare la preparazione e potenzialmente individuare prima alcuni segnali di rischio.
Ma lo sport non può ridursi alla somma dei dati prodotti da una persona.
L’algoritmo può misurare la prestazione. Non deve diventare il proprietario dell’identità dell’atleta.
La sfida dei prossimi anni sarà quindi costruire un nuovo equilibrio tra performance, tecnologia e tutela della persona.
Ed è proprio qui che preparazione sportiva e comunicazione dovranno incontrarsi: perché proteggere l’atleta non significherà soltanto proteggerne il corpo, ma anche i dati, l’immagine, la reputazione e l’identità digitale.


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