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Modello 231 e Intelligenza Artificiale: responsabilità, AI Act e controlli

Modello 231 e Intelligenza Artificiale: come cambia la responsabilità aziendale


Intelligenza Artificiale e responsabilità 231: come cambia il Modello organizzativo

L’Intelligenza Artificiale entra nei processi aziendali e modifica rischi, controlli e responsabilità. Ecco come aggiornare il Modello 231, la governance dell’AI e i flussi informativi verso l’Organismo di Vigilanza.


L’Intelligenza Artificiale è ormai entrata nei processi aziendali: analizza documenti, produce contenuti, supporta decisioni, seleziona informazioni, automatizza attività e dialoga con clienti e fornitori.

Secondo l’AI Index Report 2025 della Stanford University, l’adozione dell’AI da parte delle imprese continua a crescere, mentre il McKinsey Global Survey 2024 evidenzia un utilizzo sempre più diffuso dell’AI generativa nelle funzioni aziendali.

Quando l’AI entra nell’impresa, però, non cambia soltanto la tecnologia utilizzata. Cambiano anche i processi, i controlli, i flussi informativi e, potenzialmente, il profilo di rischio dell’organizzazione.

La domanda non è più soltanto: possiamo utilizzare l’Intelligenza Artificiale?

La domanda corretta diventa:

come dobbiamo governarla per utilizzarla senza creare nuovi rischi per l’azienda?

AI e D.Lgs. 231/2001: dove nasce il problema

Il D.Lgs. 231/2001 disciplina, al ricorrere dei relativi presupposti, la responsabilità degli enti per determinati reati commessi nel loro interesse o vantaggio da soggetti apicali o da persone sottoposte alla loro direzione o vigilanza.

L’Intelligenza Artificiale non diventa quindi automaticamente un nuovo “autore” del reato.

Il punto critico è un altro: l’AI può diventare uno strumento attraverso il quale vengono realizzate, agevolate o rese più difficili da individuare determinate condotte.

Il rischio può riguardare, ad esempio, l’utilizzo dell’AI per:

  • elaborare documenti o informazioni aziendali;

  • automatizzare procedure amministrative;

  • produrre comunicazioni verso clienti, Pubblica Amministrazione o mercato;

  • analizzare dati personali, finanziari o riservati;

  • supportare attività contabili e di reporting;

  • selezionare fornitori, candidati o controparti;

  • generare codice informatico;

  • elaborare grandi quantità di dati aziendali;

  • predisporre contenuti o informazioni successivamente utilizzati in processi decisionali.

In questi casi il rischio non dipende soltanto dalla tecnologia, ma soprattutto da chi può utilizzarla, per quali finalità, con quali dati e con quali controlli.

Il collegamento con il Regolamento europeo sull’AI

Il Regolamento (UE) 2024/1689, noto come AI Act, introduce un quadro armonizzato per lo sviluppo, l’immissione sul mercato e l’utilizzo dei sistemi di Intelligenza Artificiale nell’Unione europea.

Il regolamento adotta un approccio basato sul rischio e prevede obblighi diversi in funzione della tipologia di sistema e del relativo impatto.

Tra i profili più rilevanti per le imprese rientrano:

  • la gestione dei rischi;

  • la qualità e la governance dei dati;

  • la documentazione tecnica;

  • la registrazione delle attività;

  • la trasparenza;

  • la supervisione umana;

  • l’accuratezza, la robustezza e la cybersecurity;

  • la formazione e l’alfabetizzazione in materia di AI.

Il rispetto dell’AI Act non coincide con l’adeguatezza del Modello 231. Tuttavia, i due sistemi possono e dovrebbero dialogare.

Le procedure adottate per garantire la conformità al Regolamento europeo possono infatti contribuire a rafforzare:

  • la mappatura dei rischi;

  • la definizione dei ruoli e delle responsabilità;

  • la tracciabilità delle decisioni;

  • i controlli sui fornitori tecnologici;

  • la formazione del personale;

  • i flussi informativi verso l’Organismo di Vigilanza.

Il vero problema è organizzativo

Un’impresa potrebbe avere un Modello 231 formalmente corretto, ma costruito quando molte attività erano svolte esclusivamente da persone.

Oggi una parte di quelle stesse attività può essere svolta o supportata da sistemi automatizzati.

Questo modifica il rischio operativo e può incidere sull’effettività del sistema di controllo.

Non è sufficiente scrivere in una policy che “l’AI deve essere utilizzata correttamente”.

Occorre capire concretamente:

chi utilizza gli strumenti AI → quali dati vengono inseriti → quali risultati vengono prodotti → chi li verifica → dove vengono conservati → chi autorizza l’utilizzo finale.

È questa catena che deve essere analizzata e, quando necessario, documentata.

Il principio è coerente anche con le indicazioni contenute nelle Linee guida Confindustria per la costruzione dei Modelli di organizzazione, gestione e controllo, secondo cui il Modello deve essere concretamente attuato, aggiornato e integrato con procedure idonee a prevenire i rischi individuati.

Dal Modello 231 alla governance dell’AI

L’introduzione dell’AI può rendere opportuna una revisione della mappatura dei processi e dei relativi rischi.

L’azienda dovrebbe almeno interrogarsi su alcuni punti:

  1. quali strumenti di AI vengono realmente utilizzati dal personale;

  2. quali processi aziendali sono interessati;

  3. quali informazioni vengono trasferite ai sistemi;

  4. se i dati inseriti contengono informazioni personali, riservate o strategiche;

  5. chi è autorizzato a utilizzare gli strumenti;

  6. quali fornitori e piattaforme tecnologiche sono coinvolti;

  7. quali output possono produrre effetti verso l’esterno;

  8. quando è obbligatorio un controllo umano;

  9. come vengono documentate le verifiche effettuate;

  10. quali anomalie devono essere segnalate;

  11. come vengono gestiti aggiornamenti, errori e malfunzionamenti;

  12. quali attività devono essere vietate o sottoposte a preventiva autorizzazione.

Un principio dovrebbe rimanere centrale:

automatizzare un’attività non significa automatizzare la responsabilità.

Privacy, cybersecurity e AI: rischi collegati

L’utilizzo dell’AI può incidere anche sulla protezione dei dati personali e sulla sicurezza delle informazioni.

L’inserimento di dati aziendali in strumenti esterni può comportare rischi relativi a:

  • trasferimenti di dati;

  • conservazione delle informazioni;

  • riutilizzo dei contenuti per l’addestramento dei modelli;

  • accessi non autorizzati;

  • perdita di riservatezza;

  • violazioni dei dati personali;

  • produzione di output inesatti o manipolati.

Per questo motivo, la governance dell’AI dovrebbe essere coordinata con il Regolamento (UE) 2016/679, con le misure di cybersecurity e con le procedure interne sulla gestione delle informazioni.

Anche il NIST AI Risk Management Framework e la norma ISO/IEC 42001:2023, relativa ai sistemi di gestione dell’Intelligenza Artificiale, possono offrire riferimenti utili per strutturare ruoli, controlli, valutazioni e processi di miglioramento continuo.

Anche l’Organismo di Vigilanza deve conoscere i nuovi flussi

L’evoluzione tecnologica riguarda anche l’attività dell’Organismo di Vigilanza.

Se l’AI modifica processi sensibili, procedure interne o modalità attraverso cui vengono assunte determinate decisioni, anche i flussi informativi verso l’OdV devono essere valutati alla luce della nuova organizzazione.

L’OdV non deve trasformarsi in un organismo tecnico informatico.

Deve però poter comprendere:

  • quali sistemi AI sono utilizzati;

  • in quali processi intervengono;

  • quali controlli sono previsti;

  • quali incidenti o anomalie si sono verificati;

  • quali modifiche organizzative o tecnologiche possono incidere sui rischi 231.

In questo senso, possono essere previsti flussi periodici relativi a:

  • nuovi strumenti AI introdotti;

  • modifiche alle procedure;

  • incidenti o malfunzionamenti;

  • violazioni delle policy;

  • segnalazioni ricevute;

  • controlli effettuati;

  • formazione erogata;

  • valutazioni dei fornitori tecnologici.

L’obiettivo è permettere all’OdV di comprendere dove l’utilizzo dell’AI modifica concretamente il profilo di rischio dell’organizzazione.

Una AI Policy non basta

Molte imprese stanno introducendo regolamenti interni sull’utilizzo dell’Intelligenza Artificiale. È un passaggio utile, ma da solo rischia di essere insufficiente.

Una policy efficace dovrebbe essere collegata a procedure operative e controlli verificabili.

La governance dovrebbe coordinare almeno:

Modello 231 + procedure aziendali + AI Act + privacy + cybersecurity + gestione degli accessi + formazione del personale + gestione dei fornitori + AI governance.

Questi elementi non possono più essere considerati compartimenti completamente separati.

Una policy realmente efficace dovrebbe chiarire, tra l’altro:

  • quali strumenti sono autorizzati;

  • quali dati possono essere inseriti;

  • quali utilizzi sono vietati;

  • quando è necessario il controllo umano;

  • chi approva gli output;

  • come devono essere conservate le evidenze;

  • come devono essere segnalati errori e incidenti;

  • quali sanzioni o conseguenze derivano dalla violazione delle regole.

La nuova prevenzione aziendale

L’Intelligenza Artificiale non rende inutili i Modelli organizzativi.

Al contrario, rende ancora più importante sapere chi decide, chi controlla e chi risponde.

La vera evoluzione del Modello 231 nell’era dell’AI non consiste nell’aggiungere qualche pagina dedicata alla tecnologia.

Consiste nel verificare se il sistema organizzativo dell’impresa continua a essere adeguato quando una parte crescente delle attività viene svolta con strumenti intelligenti.

Il Modello dovrebbe quindi essere aggiornato quando l’introduzione dell’AI modifica:

  • i processi sensibili;

  • i poteri autorizzativi;

  • i controlli interni;

  • i flussi informativi;

  • i rapporti con fornitori e clienti;

  • la gestione dei dati;

  • le modalità di assunzione delle decisioni.

Perché dietro ogni processo automatizzato deve continuare a esistere una responsabilità organizzativa chiaramente identificabile.

Conclusioni

L’AI può aumentare efficienza, velocità e capacità di analisi. Ma può anche amplificare errori, rendere meno trasparenti alcune decisioni e creare nuovi punti di vulnerabilità.

Per le imprese, la sfida non è scegliere tra innovazione e controllo.

La sfida è costruire un sistema nel quale l’innovazione sia accompagnata da:

  • ruoli definiti;

  • autorizzazioni coerenti;

  • controlli proporzionati;

  • supervisione umana;

  • tracciabilità;

  • formazione;

  • aggiornamento del Modello 231.

L’algoritmo può eseguire un compito.

La responsabilità dell’organizzazione, invece, resta umana.


Lorenzo Rigoni

Fonti e riferimenti

  • D.Lgs. 8 giugno 2001, n. 231, Disciplina della responsabilità amministrativa delle persone giuridiche, delle società e delle associazioni anche prive di personalità giuridica.

  • Regolamento (UE) 2024/1689, che stabilisce regole armonizzate sull’Intelligenza Artificiale, noto come AI Act.

  • Regolamento (UE) 2016/679, Regolamento generale sulla protezione dei dati, GDPR.

  • Confindustria, Linee guida per la costruzione dei Modelli di organizzazione, gestione e controllo ai sensi del D.Lgs. 231/2001.

  • NIST, Artificial Intelligence Risk Management Framework (AI RMF 1.0), 2023.

  • ISO/IEC 42001:2023, Information technology — Artificial intelligence — Management system.

  • Stanford University, Institute for Human-Centered Artificial Intelligence, AI Index Report 2025.

  • McKinsey & Company, The State of AI: Global Survey 2024.

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