Modello 231 e Intelligenza Artificiale: responsabilità, AI Act e controlli
- Mentale.net
- 14 ore fa
- Tempo di lettura: 6 min
Modello 231 e Intelligenza Artificiale: come cambia la responsabilità aziendale
Intelligenza Artificiale e responsabilità 231: come cambia il Modello organizzativo
L’Intelligenza Artificiale entra nei processi aziendali e modifica rischi, controlli e responsabilità. Ecco come aggiornare il Modello 231, la governance dell’AI e i flussi informativi verso l’Organismo di Vigilanza.
L’Intelligenza Artificiale è ormai entrata nei processi aziendali: analizza documenti, produce contenuti, supporta decisioni, seleziona informazioni, automatizza attività e dialoga con clienti e fornitori.
Secondo l’AI Index Report 2025 della Stanford University, l’adozione dell’AI da parte delle imprese continua a crescere, mentre il McKinsey Global Survey 2024 evidenzia un utilizzo sempre più diffuso dell’AI generativa nelle funzioni aziendali.
Quando l’AI entra nell’impresa, però, non cambia soltanto la tecnologia utilizzata. Cambiano anche i processi, i controlli, i flussi informativi e, potenzialmente, il profilo di rischio dell’organizzazione.
La domanda non è più soltanto: possiamo utilizzare l’Intelligenza Artificiale?
La domanda corretta diventa:
come dobbiamo governarla per utilizzarla senza creare nuovi rischi per l’azienda?
AI e D.Lgs. 231/2001: dove nasce il problema
Il D.Lgs. 231/2001 disciplina, al ricorrere dei relativi presupposti, la responsabilità degli enti per determinati reati commessi nel loro interesse o vantaggio da soggetti apicali o da persone sottoposte alla loro direzione o vigilanza.
L’Intelligenza Artificiale non diventa quindi automaticamente un nuovo “autore” del reato.
Il punto critico è un altro: l’AI può diventare uno strumento attraverso il quale vengono realizzate, agevolate o rese più difficili da individuare determinate condotte.
Il rischio può riguardare, ad esempio, l’utilizzo dell’AI per:
elaborare documenti o informazioni aziendali;
automatizzare procedure amministrative;
produrre comunicazioni verso clienti, Pubblica Amministrazione o mercato;
analizzare dati personali, finanziari o riservati;
supportare attività contabili e di reporting;
selezionare fornitori, candidati o controparti;
generare codice informatico;
elaborare grandi quantità di dati aziendali;
predisporre contenuti o informazioni successivamente utilizzati in processi decisionali.
In questi casi il rischio non dipende soltanto dalla tecnologia, ma soprattutto da chi può utilizzarla, per quali finalità, con quali dati e con quali controlli.
Il collegamento con il Regolamento europeo sull’AI
Il Regolamento (UE) 2024/1689, noto come AI Act, introduce un quadro armonizzato per lo sviluppo, l’immissione sul mercato e l’utilizzo dei sistemi di Intelligenza Artificiale nell’Unione europea.
Il regolamento adotta un approccio basato sul rischio e prevede obblighi diversi in funzione della tipologia di sistema e del relativo impatto.
Tra i profili più rilevanti per le imprese rientrano:
la gestione dei rischi;
la qualità e la governance dei dati;
la documentazione tecnica;
la registrazione delle attività;
la trasparenza;
la supervisione umana;
l’accuratezza, la robustezza e la cybersecurity;
la formazione e l’alfabetizzazione in materia di AI.
Il rispetto dell’AI Act non coincide con l’adeguatezza del Modello 231. Tuttavia, i due sistemi possono e dovrebbero dialogare.
Le procedure adottate per garantire la conformità al Regolamento europeo possono infatti contribuire a rafforzare:
la mappatura dei rischi;
la definizione dei ruoli e delle responsabilità;
la tracciabilità delle decisioni;
i controlli sui fornitori tecnologici;
la formazione del personale;
i flussi informativi verso l’Organismo di Vigilanza.
Il vero problema è organizzativo
Un’impresa potrebbe avere un Modello 231 formalmente corretto, ma costruito quando molte attività erano svolte esclusivamente da persone.
Oggi una parte di quelle stesse attività può essere svolta o supportata da sistemi automatizzati.
Questo modifica il rischio operativo e può incidere sull’effettività del sistema di controllo.
Non è sufficiente scrivere in una policy che “l’AI deve essere utilizzata correttamente”.
Occorre capire concretamente:
chi utilizza gli strumenti AI → quali dati vengono inseriti → quali risultati vengono prodotti → chi li verifica → dove vengono conservati → chi autorizza l’utilizzo finale.
È questa catena che deve essere analizzata e, quando necessario, documentata.
Il principio è coerente anche con le indicazioni contenute nelle Linee guida Confindustria per la costruzione dei Modelli di organizzazione, gestione e controllo, secondo cui il Modello deve essere concretamente attuato, aggiornato e integrato con procedure idonee a prevenire i rischi individuati.
Dal Modello 231 alla governance dell’AI
L’introduzione dell’AI può rendere opportuna una revisione della mappatura dei processi e dei relativi rischi.
L’azienda dovrebbe almeno interrogarsi su alcuni punti:
quali strumenti di AI vengono realmente utilizzati dal personale;
quali processi aziendali sono interessati;
quali informazioni vengono trasferite ai sistemi;
se i dati inseriti contengono informazioni personali, riservate o strategiche;
chi è autorizzato a utilizzare gli strumenti;
quali fornitori e piattaforme tecnologiche sono coinvolti;
quali output possono produrre effetti verso l’esterno;
quando è obbligatorio un controllo umano;
come vengono documentate le verifiche effettuate;
quali anomalie devono essere segnalate;
come vengono gestiti aggiornamenti, errori e malfunzionamenti;
quali attività devono essere vietate o sottoposte a preventiva autorizzazione.
Un principio dovrebbe rimanere centrale:
automatizzare un’attività non significa automatizzare la responsabilità.
Privacy, cybersecurity e AI: rischi collegati
L’utilizzo dell’AI può incidere anche sulla protezione dei dati personali e sulla sicurezza delle informazioni.
L’inserimento di dati aziendali in strumenti esterni può comportare rischi relativi a:
trasferimenti di dati;
conservazione delle informazioni;
riutilizzo dei contenuti per l’addestramento dei modelli;
accessi non autorizzati;
perdita di riservatezza;
violazioni dei dati personali;
produzione di output inesatti o manipolati.
Per questo motivo, la governance dell’AI dovrebbe essere coordinata con il Regolamento (UE) 2016/679, con le misure di cybersecurity e con le procedure interne sulla gestione delle informazioni.
Anche il NIST AI Risk Management Framework e la norma ISO/IEC 42001:2023, relativa ai sistemi di gestione dell’Intelligenza Artificiale, possono offrire riferimenti utili per strutturare ruoli, controlli, valutazioni e processi di miglioramento continuo.
Anche l’Organismo di Vigilanza deve conoscere i nuovi flussi
L’evoluzione tecnologica riguarda anche l’attività dell’Organismo di Vigilanza.
Se l’AI modifica processi sensibili, procedure interne o modalità attraverso cui vengono assunte determinate decisioni, anche i flussi informativi verso l’OdV devono essere valutati alla luce della nuova organizzazione.
L’OdV non deve trasformarsi in un organismo tecnico informatico.
Deve però poter comprendere:
quali sistemi AI sono utilizzati;
in quali processi intervengono;
quali controlli sono previsti;
quali incidenti o anomalie si sono verificati;
quali modifiche organizzative o tecnologiche possono incidere sui rischi 231.
In questo senso, possono essere previsti flussi periodici relativi a:
nuovi strumenti AI introdotti;
modifiche alle procedure;
incidenti o malfunzionamenti;
violazioni delle policy;
segnalazioni ricevute;
controlli effettuati;
formazione erogata;
valutazioni dei fornitori tecnologici.
L’obiettivo è permettere all’OdV di comprendere dove l’utilizzo dell’AI modifica concretamente il profilo di rischio dell’organizzazione.
Una AI Policy non basta
Molte imprese stanno introducendo regolamenti interni sull’utilizzo dell’Intelligenza Artificiale. È un passaggio utile, ma da solo rischia di essere insufficiente.
Una policy efficace dovrebbe essere collegata a procedure operative e controlli verificabili.
La governance dovrebbe coordinare almeno:
Modello 231 + procedure aziendali + AI Act + privacy + cybersecurity + gestione degli accessi + formazione del personale + gestione dei fornitori + AI governance.
Questi elementi non possono più essere considerati compartimenti completamente separati.
Una policy realmente efficace dovrebbe chiarire, tra l’altro:
quali strumenti sono autorizzati;
quali dati possono essere inseriti;
quali utilizzi sono vietati;
quando è necessario il controllo umano;
chi approva gli output;
come devono essere conservate le evidenze;
come devono essere segnalati errori e incidenti;
quali sanzioni o conseguenze derivano dalla violazione delle regole.
La nuova prevenzione aziendale
L’Intelligenza Artificiale non rende inutili i Modelli organizzativi.
Al contrario, rende ancora più importante sapere chi decide, chi controlla e chi risponde.
La vera evoluzione del Modello 231 nell’era dell’AI non consiste nell’aggiungere qualche pagina dedicata alla tecnologia.
Consiste nel verificare se il sistema organizzativo dell’impresa continua a essere adeguato quando una parte crescente delle attività viene svolta con strumenti intelligenti.
Il Modello dovrebbe quindi essere aggiornato quando l’introduzione dell’AI modifica:
i processi sensibili;
i poteri autorizzativi;
i controlli interni;
i flussi informativi;
i rapporti con fornitori e clienti;
la gestione dei dati;
le modalità di assunzione delle decisioni.
Perché dietro ogni processo automatizzato deve continuare a esistere una responsabilità organizzativa chiaramente identificabile.
Conclusioni
L’AI può aumentare efficienza, velocità e capacità di analisi. Ma può anche amplificare errori, rendere meno trasparenti alcune decisioni e creare nuovi punti di vulnerabilità.
Per le imprese, la sfida non è scegliere tra innovazione e controllo.
La sfida è costruire un sistema nel quale l’innovazione sia accompagnata da:
ruoli definiti;
autorizzazioni coerenti;
controlli proporzionati;
supervisione umana;
tracciabilità;
formazione;
aggiornamento del Modello 231.
L’algoritmo può eseguire un compito.
La responsabilità dell’organizzazione, invece, resta umana.
Lorenzo Rigoni
Fonti e riferimenti
D.Lgs. 8 giugno 2001, n. 231, Disciplina della responsabilità amministrativa delle persone giuridiche, delle società e delle associazioni anche prive di personalità giuridica.
Regolamento (UE) 2024/1689, che stabilisce regole armonizzate sull’Intelligenza Artificiale, noto come AI Act.
Regolamento (UE) 2016/679, Regolamento generale sulla protezione dei dati, GDPR.
Confindustria, Linee guida per la costruzione dei Modelli di organizzazione, gestione e controllo ai sensi del D.Lgs. 231/2001.
NIST, Artificial Intelligence Risk Management Framework (AI RMF 1.0), 2023.
ISO/IEC 42001:2023, Information technology — Artificial intelligence — Management system.
Stanford University, Institute for Human-Centered Artificial Intelligence, AI Index Report 2025.
McKinsey & Company, The State of AI: Global Survey 2024.


Commenti